Ecco di seguito alcune note in merito al mio punto di vista sui criteri generali con cui progettare il corso di laurea breve (3 anni). Lo scopo di queste note e’ semplicemente quello di suggerire una discussione finalizzata alla definizione di tali criteri, in assenza dei quali mi pare impossibile elaborare qualsiasi proposta operativa specifica.

OBIETTIVO: formazione in 3 anni di un "giovane fisico", con attitudine ad affrontare e risolvere problemi non standard in ambiti scientifici e non. Tale figura si qualifica per la capacita’ di stabilire nessi tra fenomeni o contesti differenti, elaborando modelli che consentano di comprendere-descrivere-trattare situazioni particolari con strumenti matematici o linguaggi astratti in genere. (La figura cosi’ delineata e’ diversa da quella dell’ingegnere o del tecnologo).

PROBLEMA: il troncamento al primo triennio (con eventuale stage in industria) del corso di studi attuale non e’ una soluzione adeguata. Infatti oggi e’ il lavoro di ricerca che gli studenti svolgono in tesi l’ambito privilegiato in cui essi verificano la reale potenzialita’ che gli strumenti in loro possesso hanno al fine di comprendere-descrivere-trattare un fenomeno particolare. Inoltre, salvo casi eccezionali, l’universita’ non sembra sostituibile dall’industria (italiana), mancando normalmente nell’industria sia la tensione conoscitiva che l’informazione in merito agli strumenti di cui lo studente dispone.

PROPOSTA: un modo per finalizzare il lavoro del triennio all’obiettivo dichiarato potrebbe essere quello di individuare alcuni argomenti (pochi, al limite uno solo) e svilupparli in modo esemplificativo (o esemplare), in modo da mostrare in atto tutta la potenza (potenzialita’) del metodo fisico. A tal fine mi parrebbe importante fornire allo studente tutti gli strumenti formali necessari per la trattazione corretta ed approfondita del fenomeno. Si noti che questa condizione non e’ oggi interamente garantita. Oggi cio’ non e’ molto grave, dato che i tempi dilatati consentono in ogni caso allo studente, se vuole, di colmare eventuali lacune. Nel contesto della laurea breve, al contrario, una eventuale incompletezza di strumenti formali rischia a mio avviso di produrre una pericolosa frattura tra approccio (pseudo)teorico e (pseudo)sperimentale (il primo dedito ai modelli, il secondo alla descrizione puramente intuitiva dei fenomeni). Questo e’ in contrasto con l’obiettivo dichiarato, ed inibisce la credibilita’ stessa del metodo fisico.

DIFFICOLTA’: e’ evidentemente connessa alla scelta degli argomenti esemplari. La condizione ideale e’ quella di selezionare argomenti tali i per cui la loro trattazione usi strumenti matematici di grande valore e generalita’ (e. g. le trasformate di Fourier, le funzioni di correlazione etc), e che al contempo consentano una osservazione ed indagine diretta in laboratorio o sul campo. Se poi tali argomenti riguardano anche aree specifiche di grande interesse occupazionale, tanto meglio. La scelta dei contenuti dei corsi di matematica, di fisica (alla lavagna) e di laboratorio andrebbe quindi fatta insieme (cosa non banale). La stretta connessione tra i corsi mi pare sia il vero valore aggiunto che noi possiamo proporre nel nuovo ordinamento. A tal fine si noti che la tempistica strettamente vincolata (si spera) degli esami dovrebbe consentire ai docenti di conoscere in anticipo le competenze in dotazione agli studenti. Cio’ dovrebbe poter alleggerire notevolmente i corsi, non essendo piu’ necessario riprendere ab initio molti argomenti.

Riassumendo quello che propongo e’ un corso di studi dove non ci si limiti ne’ ai soli aspetti formativi congeniti allo studio della matematica, ne’ alla acquisizione di una informazione in merito alla fenomenologia fisica, ne’ alla acquisizione di competenze tecniche in ambiti di particolare attualita’. Al contrario suggerirei un curriculum (o piu’ curricula) esemplificativo di tutti gli aspetti del percorso fisico, che educhi sia alla verifica dei modelli che all’osservazione dei fenomeni. Il coordinamento tra corsi teorici e sperimentali e’ in tal senso prioritario. A tal fine una adeguata competenza nel campo della simulazione numerica potrebbe rivelarsi un prezioso strumento fin dagli inizi.