Cerco di riassumere il mio pensiero.
  1. la laurea a 5 anni deve assomigliare alla laurea attuale, e su questo mi sembra siamo piu' o meno tutti d'accordo.
  2. la laurea a 3 anni NON deve coincidere con la laurea a 5 anni con due anni di meno, piu' un calcio nel sedere allo studente affaticato. E anche su questo siamo tutti d'accordo.
Come caratterizzare la laurea a tre anni rispetto a quella di cinque? Non sono francamente convintissimo della proposta di Vittorio di sdoppiare tutti i corsi fondamentali, a seconda che siano destinati alla laurea ai tre piuttosto che ai cinque anni. Mi sembra difficile da realizzare tecnicamente, e irrealistico se non si hanno almeno 50 iscritti. Sono invece favorevole ad una proposta del tipo di quella espressa da Gino Benza, ossia prevedere degli ampliamenti di corso per gli studenti dei cinque anni che siano quasi dei colloqui con i docenti, con commento di libri studiati e discussioni ad personam. Certo, bisogna trovare il modo di formalizzare questa struttura.

Credo pero' che il problema vero sia in realta' quello di definire i programmi. Che cosa mettiamo esattamente nel corso di elettromagnetismo per i tre anni? Tralasciamo per esempio le equazioni di Maxwell in forma differenziale? E che cosa aggiungiamo, nella forma "Benza", per quegli studenti che vogliono prendere la laurea ai cinque anni? Queste domande si pongono ovviamente per tutti i settori, e non possono essere interamente lasciate alla discrezione dei singoli docenti se vogliamo una struttura organica. Penso che, una volta definita la struttura dei moduli, urga riempirli di contenuti, con un contributo il piu' ampio possibile di tutti. Il sintesi, il mio messaggio e': al di la' delle acrobazie per far tornare i crediti, dobbiamo caratterizzare accuratamente i programmi settore per settore, esplicitando in concreto le differenze tra i tre e i cinque anni. Non ho idea di quale sia la forma migliore per realizzare questa organizzazione, ma dovremmo cominciare a pensarci.