Sono sostanzialmente d'accordo su quanto esposto in B, C, E, F, G, H.
Il nuovo regolamento di autonomia didattica degli atenei prevede classi di corsi di laurea (3), e di dottorato (3+2). Per la fisica la classe ha come titolo "Fisica e Tecnologie Fisiche". Mi sembra che dovremo decidere se accendere piu' di un corso di laurea nell'ambito della classe oppure un solo corso con piu' indirizzi. La seconda soluzione appare essere quella che richiede meno lavoro, ma non scarterei di prendere in considerazione la prima.
Supponiamo di scegliere la seconda soluzione, che e' quella che propone la commissione. In questo caso ritengo che si debba adottare uno schema del tipo di quello che avevo distribuito nell'ultimo ccl e che allego, nel quale le attivita' formative caratterizzanti ammontano a 104 crediti. La proposta della commissione assegna a queste attivita' soltanto 56 crediti. Secondo me questi sono largamenti insufficienti per assicurare una formazione culturale di base che qualunque fisico deve a mio parere avere.
Per esempio, credo che si possa fare poco di veramente utile, che comprenda un minimo di maturazione concettuale e di applicazioni, in un modulo di 6 crediti (50 ore) di fisica quantistica (preferisco usare questo termine, in luogo di quello storico di meccanica quantistica). Comprendendo le ore di esercitazione mi pare che di ore ne occorrano almeno 80-90, distribuite in due moduli. In alternativa, uno potrebbe pensare a un modulo di fisica quantistica e a due moduli di fisica della materia, ma sarebbe soltanto una ridenominazione, perche' il contenuto di questi tre moduli non cambierebbe. Un simile perplessita' circa lo schema A, per quanto riguarda l'elettromagnetismo, e' stata espressa da Gigi Lugiato (e la condivido). Anche l'assenza nello schema A di un consistente modulo di metodi matematici (6-7 crediti) non e' in nessun modo accettabile (vedi le considerazioni in E). Cosi proseguendo, si arriva facilmente a un centinaio di crediti per le attivita' formative caratterizzanti, necessari secondo me per il bagaglio culturale di base.
Ritengo che gli studenti piu' outstanding, che presumibilmente intendono proseguire oltre i tre anni della laurea di primo livello, debbano poter contare su un triennio iniziale finalizzato a questa prosecuzione. Da questo punto di vista, mi sembra che il triennio attuale, con l'aggiunta di un modulo di laboratorio di calcolo e per il resto opportunamente modernizzato e migliorato, specialmente per quanto riguarda il coordinamento dei corsi e una opportuna revisione dei programmi, vada sostanzialmente bene.
Sono quindi dell'idea che dovremmo assicurare anche un triennio diciamo cosi' generale accanto a quelli che potremo chiamare specifici. Sono convinto che se un buon studente del corso di laurea attuale si arrestasse dopo i primi tre anni (salvo la preparazione di una tesina), e quindi non li complementasse con la scelta di un indirizzo e con una tesi, disporrebbe ciononostante di una formazione culturale e critica tale da permettergli di trovare lavoro praticamente senza difficolta' molto maggiori di quelle che puo' incontrare un laureato attuale (senza sminuire naturalmente la grande importanza del lavoro di un anno di tesi, per quanto riguarda la maturazione e l'abitudine all'autonomia che questa attivita' comporta). E con il vantaggio di immettersi sul mercato del lavoro due o tre anni prima di quanto non avviene adesso.
Da questo punto di vista, non ritengo che uno studente che scegliesse il triennio generale e che, malgrado tutto, decidesse di non proseguire (eventualita' certamente non auspicabile, ma che va contemplata), arrestandosi alla laurea di primo livello, si troverebbe svantaggiato nei confronti di un laureato di primo livello che avesse scelto uno dei curricula specifici. Qualche industria o organismo potrebbe addirittura preferirlo a un laureato specifico proprio grazie alla flessibilita' che gli verrebbe dall'apertura mentale e dalla formazione critica e culturale acquisita durante il corso di studi seguito.
Se si accetta lo schema di un triennio generale accanto a un triennio con diversi curricula specifici, ritengo che il triennio generale debba essere quasi obbligato come contenuto dei corsi, lasciando spazio molto limitato per corsi a scelta. Chi scegliesse il triennio generale e poi proseguisse potrebbe dedicare il quarto anno ai corsi a scelta di indirizzo e dedicare alla tesi il quinto anno. Piu' o meno come avviene adesso, con la variante che la durata legale del corso di studi specialistico sarebbe di cinque anni e non di quattro come ora.
C'e' a questo punto il problema di come strutturare i corsi formativi di base e caratterizzanti per il triennio generale e per i curricula specifici. Nell'ultimo ccl avevo suggerito una struttura in parallelo: corsi snelli per i clienti del triennio e corsi piu' completi (asteriscati) per i clienti del quinquennio. A me non sembra che questo sia impossibile viste tutte le persone del nostro organico, se si tien conto che ci verranno richieste 120 ore, che le esercitazioni verranno in prospettiva svolte ormai soltanto da dottorandi, assegnisti, contrattisti, e che gia' ora abbiamo diverse persone responsabili di corsi non fondamentali (Artuso, Moschella, Prati, Benza, Treves, Martellini) o addirittura di altri corsi di laurea (Mussardo, Mantica). Per certi corsi e' probabilmente abbastanza facilmente praticabile anche una struttura in serie: prima la parte snella, seguita dal completamento. Per altri questo puo' essere molto difficile (non ho ancora fatto l'esercizio corso per corso). Anche la versione Gino Benza puo' essere presa in considerazione, ma solo quando lo studente bravo abbia gia' acquistato una certa maturita', per esempio non al primo anno, mi sembra. In ogni caso il problema e' delicato perche', come dice molto giustamente Gino Benza, "una disciplina viene assimilata e intesa secondo il primo approccio ad essa, che lascia una traccia indelebile". E questo non vale soltanto per singole discipline, ma per tutta la maniera in cui una persona viene formata.
Per meglio esemplificare quello che intendo, vorrei rifarmi a un episodio di qualche anno fa e che riguarda il nostro corso di laurea. Quando due dei nostri primi migliori laureati, Davide Guzzetti e Marco Bertola, hanno superato la prova di ammissione al dottorato in fisica matematica alla SISSA calssificandosi rispettivamente primo e secondo, un commissario della commissione di concorso, con il quale avevo parlato a prove concluse per sentire le sue impressioni, mi ha detto che di Guzzetti e Bertola la commissione non aveva soltanto apprezzato le capacita', ma anche la maturita' e apertura mentale non comuni in uno studente neolaureato.
Nella scelta di una piuttosto che di un'altra struttura di corsi non vedo bene la connessione con il numero di studenti. Cioe,' se le forze ci sono, nel limite delle ore di didattica che ci sono richieste naturalmente, non vedo perche' se gli studenti sono pochi non si debbano offrire loro le stesse possibilita' che si sarebbe d'accordo a offrire loro se fossero molti. Sono peraltro d'accordo che, se gli studenti sono pochi (come e' il caso nostro), una soluzione del tipo di quella proposta dal Gino Benza potrebbe andar bene per i pochi studenti molto dotati. L'importante e irrinunciabile mi sembra sia che i pochi bravi non vengano danneggiati dal fatto di doversi adattare alle capacita' dei piu' numerosi mediocri.
Resta il problema di come fare in modo che gli studenti che non abbandonano per loro scelta (nel qual caso occorrerebbe fare in modo che lo facciano subito) si laureino ragionevolmente entro la durata legale del corso di studi. Questo richiedera' un coordinamento ottimale dei vari corsi, delle propedeuticita' strette, eventuali premi in crediti per gli studenti che non vanno fuori corso, una forma di tutoraggio efficiente e soprattutto delle forme di prove d'esame per singole discipline, o cumulative per gruppi di discipline, che non permetta come ora a uno studente di presentarsi a sostenere un'esame piu' volte senza limite o di rifiutare un voto sufficiente che gli venga proposto.
Sono poi completamente d'accordo con quello che asserisce Andrea Giuliani nell'ultima parte del suo messaggio (F) e cioe' che non si puo' andare avanti se non si cominciano a riempire i titoli dei moduli con i programmi. E questa e' la cosa piu' difficile da fare, specialmente in vista di un coordinamento stretto fra i corsi.
Possibile schema di moduli didattici per la laurea in
fisica di primo livello.
| PRIMO ANNO | ||
| I Semestre | ore | crediti |
| Matematica I | 50 | 7 |
| Geometria | 50 | 6 |
| Meccanica del punto | 50 | 6 |
| Laboratorio di calcolo | 50 | 6 |
| Misure di fisica, probabilità e analisi dati | 40 | 5 |
| II Semestre ore crediti | ||
| Matematica II | 45 | 6 |
| Meccanica dei sistemi | 40 | 5 |
| Termodinamica e teorie cinetiche | 55 | 7 |
| Oscillazioni e onde | 50 | 6 |
| Laboratorio di fisica I | 50 | 6 |
| SECONDO ANNO I | ||
| Semestre ore crediti | ||
| Matematica III | 35 | 5 |
| Elettromagnetismo I | 55 | 7 |
| Meccanica analitica | 50 | 6 |
| Chimica | 50 | 6 |
| Laboratorio di fisica II | 50 | 6 |
| II Semestre ore crediti | ||
| Metodi matematici della fisica | 50 | 7 |
| Elettromagnetismo II | 50 | 6 |
| Fisica quantistica I | 50 | 6 |
| Laboratorio di fisica II | 50 | 6 |
| MODULO A SCELTA | 40 | 5 |
| TERZO ANNO I | ||
| Semestre ore crediti | ||
| Fisica quantistica II | 40 | 5 |
| Struttura della materia | 50 | 6 |
| Fisica nucleare e subnucleare | 60 | 8 |
| Laboratorio di fisica III | 50 | 6 |
| MODULO A SCELTA | 40 | 5 |
| II Semestre | ore | crediti |
| MODULO A SCELTA | 50 | 6 |
| MODULO A SCELTA | 40 | 5 |
| MODULO A SCELTA | 40 | 5 |
| MODULO A SCELTA | 40 | 5 |
| Prova conclusiva e
conoscenza dell'inglese |
9
|
8 ore facciali per credito.
30 crediti per semestre
240 ore facciali per semestre
Attivita' formative di base e integrative (matematica, sistemi di elaborazione dell'informazione): 32 crediti (a+c).
Attivita' formative caratterizzanti (settori dell'area 02-Scienze Fisiche): 104 crediti (b+f).
Attivita' formative affini o integrative (chimica): 6 crediti (c).
Moduli a scelta: 31 crediti (d).
Prova conclusiva e lingua inglese: 9 crediti (e).
From: Giovanni Gallavotti
Risposta al Presidente ccl in Fisica circa i compiti
didattici 1999/2000
copia: dipartimento di fisica e colleghi del GNFM
Cara Matilde
grazie per la richiesta che mi invii.
Pero' non essendo per nulla daccordo con lo svilimento della ricerca e della didattica che e' implicito nel piano che viene proposto intendo avvalermi di tutti i privilegi che mi offre la mia posizione formale: in particolare di quello che dichiara che i professori universitari hanno "liberta' di insegnamento". Continuero' dunque a svolgere i miei compiti (Meccanica Superiore) con il massimo dell'impegno, e a essere fra i pochi che si ritengono insultati dalle affermazioni del Ministro (riportate da RAI 1) secondo cui "i professori universitari non lavorano", ma nel modo che riterro' piu' opportuno ai fini di una didattica atta a formare Fisici.
Colgo l'occasione per aderire alle critiche del collega Borgia. Non capisco che senso abbia distruggere quel che resta della tradizione italiana nella ricerca in Fisica prima di aver previsto dove come e quando si formeranno ricercatori.
E a me pare che la ricerca sia essenziale in un paese moderno a meno che non si sia deciso che l'Italia debba diventare la capitale degli spaghetti e della pizza (con qualche appendice sulla moda e le calzature) e debba rinunciare alla sua indipendenza culturale e scientifica e in ultima analisi regredire al livello di un paese in via di "sviluppo".
Non sono daccordo che siano necessari 5 anni per formare un Fisico. Credo che i programmi dei corsi di insegnamento vadano riformati perche' attualmente sono poco coordinati e questo certo crea difficolta' agli studenti. Ma non penso che un corso di laurea debba per questo essere reso piu' facile senza che ci sia un parallelo curriculum in cui si studia davvero.
Come ti ho detto e' essenziale che ci siano studenti cui si insegna davvero la fisica in giovane eta': non e' la stessa cosa iniziare studi seri a 21 anni invece che a 18 (e neppure a 18 invece che a 15). Tutti devono sapere questo e ci devono essere insegnamenti (intendo curricula coerenti) dedicati a chi, sapendolo, sceglie un curriculum vero.
Ovviamente in qualunque momento deve essere possibile un ripensamento da parte dello studente che deve poter passare dal curriculum "facile" a quello "difficile".
Per "difficile" non intendo "carico": percio' non sono daccordo con Carlo Bernardini che dice che ora gli studenti sono oberati da eccesso di materie. Quello che e' accaduto dagli anni 50 a oggi e' che il coordinamento dei corsi e' scaduto molto ed e' al tempo stesso aumentato il desiderio di vari colleghi di immaginare che altri corsi si siano occupati di sviluppare nozioni di cui hanno bisogno SENZA curarsi di verificare che cio' sia davvero avvenuto. Questo "appare" come un aggravamento ma e' indice di tutt'altro (e anche talvolta di mediocri insegnanti).
Per ricordare i bei "tempi andati" una volta (quando eravamo studenti noi) non ci si sognava di ridurre la relativita' a quella trasformazioncina che serve nella fisica delle alte energie per svolgere la teoria delle collisioni. Ma era discussa (come ricordo dalle lezioni di Marcello Cini) con estremo dettaglio critico nel quadro di una teoria dettagliata dell' elettrodimamica (la "teoria dell'elettrone" alla Lorentz, che ora non si fa piu': e' forse passata di moda? non serve piu'?): e le discussioni a volte interminabili che nascevano fra gli studenti hanno formato molti di noi, che pure non hanno mai lavorato in relativita'. Ora la relativita' dovrebbe far parte del "modulo" di Meccanica. Insieme con l'attrito! come leggo dal programma proposto (non vedo che c'entri l'attrito con la relativita', ne' con la Meccanica). E perche' si dovrebbe studiare la Meccanica dei fluidi prima della meccanica e' un vero mistero.
E la maggior parte del tempo, sempre nei bei tempi andati, fu spesa anche in interminabili (e a volte kafkianamente divertenti) discussioni sui fondamenti della Meccanica statistica o quantistica (Marcello Cini potra' testimoniare sui contenuti del suo prezioso e stimolantissimo corso di Istituzioni di Teorica). E' su queste cose che ci siamo formati: ora tutto questo viene nella migliore delle ipotesi spostato a vari anni piu' tardi e con una preparazione di base assai inferiore. Questo significa che non formeremo piu' ricercatori: non e' catastrofismo ma e' una triste realta'. E non accetto il discorso che "cosi' fanno in USA": mi pare che dire questo significhi mostrare di ignorare la profonda differenza fra Italia e USA. L'Italia ad esempio non ha saputo approfittare del disastro che ha colpito l'ex URSS: gli USA invece hanno preso quasi tutti quelli che andavano via dalla Russia a causa del cambiamento di regime e che a loro giudizio potevano essere utili. Non ho ancora capito a chi si debba dare la colpa di questo errore.
Come sai mi impegno moltissimo per la didattica. Ma non ho alcun interesse a dedicare tempo a una didattica inutile: cioe' diretta a persone cui in realta' la Fisica non interessa perche' devono entrare presto nel mercato del lavoro. Evidentemente, dall' impressionante consenso che osservo verso il nuovo indirizzo, ci son moltissimi collghi cui questo interessa e che quindi faranno questo lavoro di cui non nego che ci sia una qualche utilita'. Ovviamente non mi sogno di oppormi a che lo facciano: purche' non dicano che chi non la pensa come loro non lavora (cito il Ministro, nella versione di RAI 1). Non ritengo che questo sia il mio lavoro.
Vorrei invece che quanti di noi credono ancora che una didattica finalizzata ad insegnare a lavorare in fisica (anziche' a battere i tasti di calcolatore) abbiano la posibilta' di svolgerla; e che gli studenti che scelgono la via facile sappiano che ce ne e' un'altra.
Mi spaventa il consenso (quasi) unanime che si sta verificando che mi pare acritico e riduttivo.
Ti allego qui di seguito un programma di Meccanica per un "modulo" di 40 ore che mi hai richiesto. Come vedi manca del tutto la meccanica dei fluidi (non perche' sia inutile: come sai io ho scritto un libro di meccanica dei fluidi e quindi non lo penso). Manca l'attrito (che non ha natura fondamentale) ma non perche' io loritenga inutile: come sai uno dei miei argomenti di ricerca sono i sistemi dissipativi. Manca la relativita': che come dico su credo che sia importantisima. Ci sono invece cose "dimenticate" da chi ha scritto il programma.
1) Teoria dei moti unimensionali (qualitativa). Meccanismi di autoreazione (detto "feedback" da chi ama la lingua italiana moderna). 10h
2) Il principio di azione, di D'Alembert, di Maupertuis 5h
3) i vincoli: ideali e reali. Interpretazione dei principi variazionali. 10h
4) Meccanica Hamiltoniana e trasformazioni canoniche: 5h
5) applicazioni della meccanica hamiltoniana: perturbazioni illustrate attraverso applicazioni alla Meccanica Celeste con il calcolo dei periodi fondamentali del sistema solare. 10h
Non c'e' spazio per altro (40H sono un numero arbitrario, ma mi sono adattato): non vedo come si possa negare che la fisica di 2000 anni fa (ossia i periodi del sistema solare) possa essere ignorata da un fisico moderno. Ne' come si possano calcolare le propriet'a dellle molecole se non si sa come si trova la precessione del piano lunare o quella degli equinozi. O come si calcola la precessione non relativistica del perielio di Mercurio. Chi parla tanto di applicazioni dovrebbe meditare su questo: temo che le definizioni di applicazioni che impiegano riguardano solo quello che interessa loro. Il criterio che le applicazioni siano quello che serve all'industria, e a un'industria che si e' dimostrata cieca perche' ha perso occasioni per sviluppare ricerca anche puramente tecnologica (ad esempio sui computer siamo rimasti indietro; cosi' pure nella ricerca sull'energia; nella tecnologia dei semiconduttori; delle telecomunicazioni ecc.), e' miope (direi insensato) e ci condanna come dico su a diventare i maggiori produttori di pizza (beninteso con forni e apparecchiature acquistate all'estero).
Scusa la lunghezza: ma hai detto che le mie critiche non sono concrete e quindi ho cercato di esprimere la mia profonda delusione e i motivi su ci e' basata.
Cari saluti: Giovanni Gallavotti