Ho letto attentamente il documento sul nuovo assetto del corso di laurea dato dalla commissione e quello distribuito da Vittorio. Secondo me bisogna ora procedere focalizzando su questi 3 punti correlati tra di loro.
  1. Decidere l'ammontare delle attività caratterizzanti per la laurea triennale
  2. Introdurre l'elemento innovativo nella parte dei crediti a scelta ( moduli a scelta) della laurea triennale
  3. Individuare le connessioni tra il triennio ed il biennio per chi segue un corso di 5 anni.
Discuto i tre punti in ordine.
  1. Chiamerò schema C quello seguito dalla commissione e schema G quello di Gorini. I due sono alquanto diversi per quanto riguarda l'ammontare delle attività caratterizzanti: 56 crediti in C e 104 in G. Questo va discusso molto profondamente. Personalmente l'ammontare in C mi sembra piuttosto insufficiente; ho già espresso la mia perplessità, per esempio, per quanto riguarda Elettromagnetismo. In C compaiono 10 crediti per "altre attività didattiche" e 27 crediti per D+E+F; francamente non mi sembra opportuno lasciare così tanto spazio indefinito. D'altra parte, lo schema C contiene un carattere di "alleggerimento" del corso di laurea potenzialmente benefico nell'attirare studenti. Bisogna valutare bene le cose, personalmente sarei portato ad una soluzione intermedia.

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  3. Il problema di definire l'"uomo nuovo" è ovviamente importante. Suggerirei di fare uno sforzo per inserire tra i moduli l'econofisica. E' una grossa carta per attirare studenti e corrisponde ad una precisa realtà di mercato, come vi posso testimoniare direttamente da quanto mi dice mio figlio laureato in economia.

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  5. Per gli studenti che intendono seguire il corso di laurea in 5 anni, mi pare vi siano tre possibili strutture da predisporre: a) struttura in parallelo, b) struttura in serie, c) struttura suggerita da Gino Benza.

  6. a) Struttura in parallelo , con alcuni corsi che hanno una versione snella per i clienti del triennio, ed una versione più completa per i clienti del quinquennio (Gorini diceva corsi asteriscati).
    In linea di principio, dal punto di vista didattico questa è la versione migliore. Per esempio, in un corso come Elettromagnetismo il docente dovrebbe saltare alcune dimostrazioni nel corso snello, mentre queste dovrebbero essere incluse nel corso completo. In una struttura parallela ciò non crea problemi, mentre in una struttura sequenziale può crearne. D'altra parte, la struttura parallela è molto demanding in termini di manpower, e non è chiaro che il manpower sia sufficiente anche tenendo conto che con la riforma ciascun docente dovrà fare 120 ore di lezione. Inoltre,adottare questa struttura in un contesto di numero di studenti basso pare frustrante e dispersivo. Inoltre, ci sarebbero difficoltà per gli studenti che, partiti per fare solo il triennio, cambiassero poi idea.Infine, il corso snello e quello completo dovrebbero essere dati da docenti diversi a causa del numero totale di ore, e questo potrebbe essere uno svantaggio.

    b) Struttura sequenziale.In altre parole, per alcuni corsi ci sarebbe un corso snello per tutti ed un corso di complemento per i clienti del quinquennio.In questo caso, i due corsi dovrebbero essere tenuti dallo stesso docente, ma questo è fattibile perchè il numero di ore totali è compatibile. Ho già accennato nel punto a) ad un problema didattico concernente la struttura sequenziale. Non ci sono invece problemi per gli studenti che cambiano idea e passano da un corso triennale ad uno quinquennale. Dal punto di vista della distribuzione di ore è il migliore per gli studenti e per il docente, perchè i due corsi (quello snello e quello di complemento)possono essere tenuti in periodi diversi dell'anno.

    c) Struttura suggerita da Benza (tutor che segue gi studenti del quinquennio e suggerisce loro le cose da fare in più rispetto al corso snello).Ovviamente il tutorato dovrebbe essere svolto dallo stesso docente che impartisce il corso snello. Un punto importante è che queste parti additive a cura del tutor devono essere valutate alla stregua di lezioni frontali in modo che entrino nelle 120 ore del docente. Nel caso di questa scelta le lezioni complementari di tutoring dovrebbero svolgersi contemporaneamente al corso, e questo comporterebbe una concentrazione di lezioni che potrebbe essere gravosa per docente e studenti.

    Tutto sommato, considerando i pro ed i contro sono favorevole alla struttura sequenziale (caso b)). In ogni modo, la cosa va discussa e valutata bene tutti insieme.