Tutti voi avrete ricevuto (penso) e letto (spero) l'ultimo e-mail di Aldo Treves sulla riforma didattica e saprete anche che il CCL di mercoledì è dedicato essenzialmente a questo problema. Nell'e-mail si presenta la versione più aggiornata dello schema degli studi (della commissione) per quanto riguarda la parte "fondamentale" del Corso di Diploma in Fisica. Per completarlo il passo successivo sarebbe la definizione degli "indirizzi".

Lo scopo del presente è di aprire le discussioni sull'indirizzo "generale" (cioè "pre-più-due"). Chi avrà la resistenza troverà anche qualche mia osservazione personale in fondo.

Nel caso generale, con uno studio dello schema presentato si arriva subito a come "riempire" i sei moduli a disposizione degli indirizzi. Una soluzione ragionevole sembra essere un modulo di ciascuno dei seguenti insegnamenti:

  1. Metodi Matematici
  2. Meccanica Quantistica 2 (ovvero Avanzata)
  3. Laboratorio
  4. Struttura
  5. Nucleare/Particelle
  6. A scelta (molto) guidata
Anche se questo rappresenta il pensiero di molti e, d'altro canto, ci sarà ancora discussione in CCL, forse sarà utile fare un paio di osservazioni.

Nello schema attuale il numero di ore di Laboratorio previsto è molto ridotto rispetto all'attuale corso di laurea: un modulo in più al terzo anno riporta la quota ad un livello accettabile. Detto questo, sarebbe (a mio avviso ma non solo mio) auspicabile che, a meno di casi speciali, tutti gli indirizzi prevedessero un Lab. (anche specialistico) al terzo anno.

Un problema più spinoso è quello della Meccanica Quantistica, che merita quindi qualche parola di pre-discussione. L'attuale schema prevede solo un modulo di M.Q. mentre ci sono diverse posizioni tra i docenti, che riassumo (senza menzione della paternità) qui sotto:

  1. Un modulo di M.Q. è in generale sufficiente per il diploma.
  2. Un modulo di M.Q. è in generale insufficiente per il diploma.
  3. Un modulo di M.Q. è quasi sempre insufficiente per il diploma.
Nel promuovere la seconda posizione, Vittorio Gorini (ops!) suggerisce di ridurre i crediti lasciati alla prova finale (più l'esame di lingua) al minimo, di rosicchiare qualche credito qua e là e di tirare fuori così un modulo in più da destinare alla M.Q. Quindi ci sarebbero sempre due moduli a scelta, come propone la commissione. La terza via, com'è ben noto, è di ... Tony Blair! Non volendo smentire le mie origini perfide, ecco allora un'alternativa: un secondo modulo di M.Q. sarebbe da considerarsi (come il modulo di Lab.) parte di ogni indirizzo, salvo casi eccezionali. Volendo, si potrà sempre sfruttare i crediti della prova finale (tanto, faranno una tesi ben più seria alla fine del +2) per avere un altro modulo a disposizione per l'indirizzo generale, che potrebbe anche essere allora M.Q. 3 (o Metodi 3).

Avrei due osservazioni personali da aggiungere. La prima riguarda la partenza della riforma. Lasciando stare il problema dei decreti che non escono, se è vero che il Poli parte in ogni caso quest'anno, allora anche noi dobbiamo essere pronti. Inoltre, se a Milano (I & II) hanno deciso di partire per l'a.a. 2001/2, lì sarebbe una gara già vinta ... se noi volessimo. Con le nostre esigenze di non perdere ulteriormente studenti e, semmai, di aumentare i numeri, mi sembra quindi che dobbiamo fare ogni sforzo per partire con l'a.a. 2000/1.

Vorrei infine tornare sulla mia proposta di usare quadrimestri. Fisica alla Bicocca (e suppongo di conseguenza anche a Milano I), pur essendo tornata allo schema a semestri, ha deciso di mantenere i 12 moduli (da 40 ore) l'anno e di fare quindi semestri di 3+3 moduli. La mia motivazione originale rimane quindi, anche se adesso soltanto per l'utilizzo di 12 moduli annui:

  1. Non dobbiamo isolarci da Milano - il traffico è sempre a senso unico.
  2. Un totale di 36 moduli (al posto di 30) darebbe più flessibilità - si risolvono più facilmente i problemi di cui sopra (Lab, & M.Q.) e magari anche qualcun altro.